[UN ALTRO HOLDEN]
...E UN LABRADOR NERO, LEONARDO. FORSE DUE VITE IN CAPSULE, ANCHE SE NON BISOGNEREBBE RACCONTARE MAI NULLA DI SE' (E NEANCHE DEL PROPRIO CANE).
 




mercoledì, gennaio 21, 2009

Molto spesso, di sera, all'ora di cena, è curioso come i molti single del mio quartiere incrocino le proprie strade ognuno con in mano il suo cartone di pizza, cinese take away, o kebab turco. In quel momento mi tornano alla mente le solite frasi di circostanza, la famiglia coi figli perché sennò...la vecchiaia...e cose del genere. Il matrimonio nel vecchio senso mi sembra ripugnante. il mondo in coppia, ogni coppia nella sua casetta, a badare ai suoi piccoli interessi, a cuocere nella sua banale intimità.

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mercoledì, aprile 09, 2008

Un uomo che costruisce una casa dentro la sua casa.

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martedì, dicembre 25, 2007

Nei telefonini le parole si affollano a grappoli. Non importa qual è la prima. Alla radio parlano dei film da vedere, secondo una voce l'ultimo di Cronemberg assolutamente (specificando per chi ama i film d'autore). Mancano due giorni alla partenza. Sono felice della mia solitudine mentre mi si rovesciano addosso i bip dei messaggi ricevuti. Spengo l'infernale aggeggio e mi preparo un nescafé. Mentre l'acqua si riscalda guardo fuori dalla finestra (credo di averlo scritto mille volte ma è proprio quello che faccio sempre quando sono vicino alla cucina). In questo preciso momento è come se potessi sentire tutta l'indifferenza del mondo. Guardo un punto qualsiasi e senza sapere perchè mi viene in mente il libro di Dal Masetto, Oscuramente forte è la vita. Devo avere gli occhi sbarrati quando ripenso alla storia di Agata.

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venerdì, dicembre 14, 2007

Due che si separano proprio come meritavano, ovvero in un lurido bar.

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domenica, dicembre 02, 2007

Piacere segreto del caffè al mattino dopo l'insistenza di Leo vicino al mio letto e le sue cariche alle quali cedo (dopo la quarta o quinta credo). Gli dico scendo va bene. Sorseggio e dalla finestra cazzo le pozzanghere. Ma non è questa la domenica che ci aspettavamo, infatti il cielo. Squadre di vigili agli incroci allora ci deve essere qualcosa, chiedo all'uomo in blu e c'è la maratona. I miei progetti, la colazione nuovamente, brioche salata per leo, ma il mercatino, con questa viabilità. Infastidito dalle prospettive guardo Leo e gli dico vedi mio caro amico non bisogna mai. Cosa ignorata per chi si affanna per gli appuntamenti. Mi telefona Giovanni e gli dico. Anche Riccardo, magari nel pomeriggio perchè sai, le partite e quindi. Antonella e i suoi trekking domenicali  ma poi oggi, tanto mi aveva già avvertito ieri sera. Tante cose che cambiano di continuo,devono, bisogna soltanto. Torniamo a casa, penso che dovrà essere una domenica dove. Leo sale sul suo divano, io sull'altro e un libro. Poi la porta del terzo piano e le gemelle egiziane che maledettamente amano giocare sul pianerottolo e una piange. La tromba delle scale che diventa. Mi ripeto nella mia mente fino all'ossessione. Ottanta pagine, cento. Il gesto della carezza che prolungo sulla testa di Leo che mi lascio scappare come.

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martedì, novembre 27, 2007

Un uomo che vorrebbe basare una relazione sulla non conoscenza dell'altro.

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sabato, novembre 24, 2007

Sono seduto sul divano, Leo rannicchiato sull'altro accanto. Due divani accostati a forma di L si dice che favoriscano la conversazione. Fuori piove. L'ottica mi dice che il volume di un ambiente è funzionale al colore delle pareti. Con un'improvvisazione da architetto osservo la presenza di luci, finestre, e penso se possa esistere un coefficiente di saturazione, cioè una frazione riferita al volume dei mobili che occupano una stanza. Quanto potrà essere? 1/70? 1/50? Guardo i mobili considerati etnici che con molta fortuna comprai a metà prezzo poco più di un anno fa. La libreria "primitiva" (così mi disse la commessa), o quella indonesiana. Il mio occhio restituisce loro una natura di vertebrati viventi. Che importa se le loro capacità motorie sono nulle. Sento che mangiano aria in misura inconcepibile per noi esseri umani. La loro traspirazione. Acero, castagno, pero, noce. La loro pesantezza. La loro secchezza. Mi alzo e con le nocche batto in un punto della libraria primitiva. Un po' più della metà. Mi rimbalza una sonorità secca. Penso ad una conoscenza psichica dei mobili. Probabilmente i mobili possono essere più pericolosi di un mazzo di fiori odorosi. Mi pare che D'Annunzio morì soffocato dagli arredi. Osservo le delicate curve e i ripiani, i libri al loro posto, spicca l'arancione di Carnevali e il rosso di Rhinehart. Accostamento felice. Gli incastri, le venature. Penso al miracolo degli incastri e delle colle. Dei chiodi. Passo nell'altra stanza e guardo il letto. Sfatto. Non oso concepire un letto che non abbia almeno un lato a contatto con la parete, o un tavolo che non appogi al muro, come l'armadio o il divano. Come per noi umani, che vogliamo avere le spalle al sicuro. Fuori piove, ma questi mobili sono al sicuro dell'isteria meteorologica. Non sanno più nulla ora della pioggia, della neve, dei venti. Cerco un incastro a coda di rondine.

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martedì, ottobre 30, 2007

Un uomo che diventa un oggetto  da spostare per la comodità di chi lo guarda.

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domenica, ottobre 21, 2007

L'altra sera è iniziata la stagione concertistica al conservatorio. Sono arrivato qualche minuto prima dell'inizio mentre i miei due amici erano già lì con ampio anticipo. Sedendomi non ho potuto far altro che notare il piccolo binocolo con striature in oro della mia nuova vicina di posto che teneva sulle sue ginocchia. Lei e la sua amica stavano parlando del primo violino, cioè di Suela Mullaj proprio quando in quel momento faceva ingresso tutta l'orchestra diretta dal maestro Massimo Palumbo. La signora al mio fianco ha immediatamente portato il  binocoletto agli occhi, esclamando Ma come è dimagrito il maestro! guarda che gambine gli son venute!, mentre l'altra al suo fianco rispondeva Sarà la relazione con la Mullaj a renderlo così, smunto. Ma lei poi, ce la farà a stare tutta la sera su quei tacchi? Quel suo abito nero non ti sembra un po' troppo scollato? In quel momento ho pensato che eravamo solo all'inizio. Poi un cenno del mastro ed è partita il concerto in sol minore di Vivaldi. Per tutta la serata ho cercato di carpire un cenno complice, uno sguardo  languido, un codice segreto tra il maestro e il primo violino, ma tutto mi è parso che si sia svolto nella più totale professionalità. Anche quando, un attimo prima dell'intervallo, il maestro si è alzato ed ha baciato il dorso della mano della Mullaj per poi andarsene e ritornare a prendere i suoi applausi. La signora al mio fianco si è toccata la guancia con la mano ed ha chiuso gli occhi. Poi ha cominciato ad agitare la testa avanti e indietro e a mugolare uno strano verso.

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Audio pubblicato da ilgiovaneHolden
Audio pubblicato da ilgiovaneHolden

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domenica, ottobre 14, 2007

Erano le 6 meno un quarto, ho preso degli abiti più pesanti e ho preparato una tazza fumante di nescafé e sono andato in terrazzo. E' già autunno mi sono detto. Ho guardato i tetti dei palazzi, il mio pensiero procedeva poco a poco. Un'associazione d'idee qualsiasi, facciamo A-B-C-D, ultimamente ho sentito la necessità di chiudere alcuni rapporti. Tre per l'esattezza. Ero passabilmente soddisfatto mentre riavvolgevo l'ipotetico nastro di quello che è stato, amicizie fragili.

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martedì, ottobre 09, 2007

Lost, Dexter...tanti flashback, qualcuno interessante, però a volte un po' gratuiti che complicano tanti racconti e tanti film. I flashback, se vengono da soli, va bene; in fin dei conti chi di noi può sapere veramente cosa sia il TEMPO; ma mai deciderli in modo così sistematico, programmatico. Come avere un rasoio in tasca.

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venerdì, agosto 31, 2007

Ho l'impressione che tutto sia stato già scritto, tutto sia stato già sentito, tutto sia stato già visto...Libri, cinema, musica...non c'è più creatività, milioni di cover suonano alla radio (pessime imitazioni davvero).

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lunedì, luglio 09, 2007

Desidererei ricordare quei momenti rari ed inaspettati in cui con il tuo cane ti senti tutt'uno con il mondo. Dei primi giorni di luglio, di riposo ed armonia, i sentieri tra nozarego a portofino, delle spiagge selvagge di paraggi, dei pensieri e dei sogni sognati durante le camminate tra s.rocco e s. fruttuoso. Il viaggio in barca da s.fruttuoso e camogli, e le due distinte signore svizzere che accarezzavano leo impassibile ai movimenti ondosi. Desiderei ricordare tutto. Da s.rocco a punta chiappa, ove sembra finisca il mondo. Le lingue di terra sembrano assomigliarsi tutte, ma questa no. D'accordo, l'eterno infrangersi delle onde, una vita possibile solo grazie alla discontinuità. Sei solo con l'idea del nulla (parola consumata per colpa di sartre), ma è un nulla che diventa corposo, da sentirlo quasi fisicamente. Il tempo che scorre a stento, minuto dopo minuto, ma non avanza. E' strano, lì ho sentito il bisogno di sbarazzarmi di qualche cosa, ma non sapevo cosa. C'è una poesia nascosta, confusa tra i sassi, di uno stefano parodi (26.12.66-12.6.91), che a proposito di punta chiappa concludeva così i suoi versi: "...e ti consumeresti per capire se l'onda ha divorato il monte, o se la foresta ha beffato il mare". Desiderei ricordare tutto, e se tutto è chiedere troppo, allora una parte. No, tutto. Di quello che succede alla tua mente quando siedi sugli scogli e senti il caldo abbraccio dell'aria attorno al corpo, senza però stare tanto a descrivere quel processo psicologico.

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sabato, giugno 30, 2007

La morale di un viaggio è sempre (s)oggettiva. Domani partirò, sorpasserò e frenerò al momento giusto, senza che mai nessuno, nella mia stessa corsia oppure in quella opposta, da un finestrino semiaperto (magari con un braccio teso a fendere l'aria), possa intuire le mie strane elucubrazioni di folle passeggero. Leo starà sul sedile posteriore e siederà prima su una zampa, poi sull'altra. Si adagierà certamente su di un fianco, per poi alzarsi e mettere il suo musone fuori dal finestrino dal quale, per giochi sconosciuti di correnti d'aria mi arriveranno gocce di saliva a rinfrescarmi il viso.

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sabato, giugno 23, 2007

Ho messo un cd di Andras Schiff. Sul terrazzo i piccoli rumori urbani cozzando tra di loro e salgono fino a questo quarto piano. Tra l'edera vedo il rettangolo di una finestra, la sagoma di un uomo, di spalle, che sta fermo. Ho puntato i miei occhi su quella schiena, attraverso la quale ho i visto i miei stessi pensieri.

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martedì, giugno 19, 2007

Abbasso un po' la sedia e mi siedo davanti al tavolo che mi preme sul petto all'altezza del cuore. Non ho la maglietta, sento la linea attaccata al torace, anzi, la vedo. E' un solco orizzontale,  come certi indicatori di livello dei fiumi che si trovano sotto certi ponti. E' come se avessi diviso il mio corpo in due poli, nord e sud, uno positivo e l'altro negativo, regno alto e regno basso. Vizi e virtù. Angelo e  bestia.  Poi squilla il telefono, mi alzo  e rispondo. E' mia madre. Le dico che ho una linea  sul petto. Lei non capisce, e mi dice di ripetere le ultime parole. Cambio discorso. 

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domenica, giugno 17, 2007

Un uomo che non aggiorna il suo spazio blog si trova, davanti ad uno spazio blog, in una posizione sbagliata. Ho passato il pomeriggio in parte dormendo, poi mi sono alzato e ho sbrinato i cassettini del congelatore con un piccolo coltellino, quello con cui do da mangiare a Leo. All'atto della cena il benedetto coltellino non saltava fuori, ed a un certo punto mi son detto vuoi vedere? Infatti, ho tolto il cassettone dal congelatore ed il coltellino era lì, orizzontale, appiattito sotto un leggero strato di ghiaccio. Allora mi son detto che non è poi così difficile lasciare garze e bisturi nelle pance dei pazienti. Poi ho rivisto quel capolavoro di Kar Wai, Hong Kong Express. Ad un certo punto punto del film alla domanda perchè indossa sempre occhiali da sole e impermeabile la protagonista risponde che sia in caso di pioggia o di sole, è il solo modo per poter fronteggiare l'imprevedibilità del tempo. Più avanti, un ragazzo con una storia appena finita compera scatole di ananas con scadenza 1 maggio (il termine che aveva dato per un eventuale ritorno di lei), e corre, corre, per espellere tutti i liquidi dal suo corpo in modo che non rimanga nessuna goccia per le lacrime. Poi, sul divano, mentre mi aggiustavo il cuscino ho pensato che per trovare il mio ultimo vero sentimento avrei dovuto scavare negli anni.

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sabato, giugno 02, 2007

L'uccello arriva e batte il becco sul vetro, ma è del tutto inutile, perchè l'insetto è all'interno.

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lunedì, maggio 28, 2007

La pioggia non mi permette di uscire. Senza idee fatte mi avvicino al mac, apro itunes e scelgo le fughe di bach eseguite da john lewis. Una folata di vento scuote il vetro della finestra.

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mercoledì, maggio 23, 2007

Mi alzo che è l'alba. Leonardo mi sente e corre subito accanto al letto, e come ogni mattina mi osserva mentre mi lavo e mi vesto, mentre scelgo una camicia pulita e accendo la radio. Quando non lavoro usciamo come due che si gettano nel mondo senza sapere perché. Forse per stare in mezzo alle cose o perdersi volontariamente in vie che non conosciamo. leonardo ha nove anni, un'operazione alla zampa e la fatica come un'ombra. Osservando la gente per strada sembra che nessuno sia sicuro di niente, ma probabilmente tutti sperano in qualcosa, magari solo di poter andare in un posto migliore di quello che hanno appena lasciato. A porta vittoria scritte sui muri che non capisco, nomi che non conosco ma presumo rivestano una certa importanza. Dal sottopassaggio sbucano come creature marine uomini che parlano un'altra lingua. Sotto i miei piedi cemento armato, ma immagino tante valigie in movimento ed un treno che starà per arrivare.

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lunedì, aprile 09, 2007

Proprio come in tutte le puntate di csi c'è sempre un frammento di qualcosa nascosto in bocca o tra i denti.

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domenica, aprile 01, 2007

Malgrado mi piaccia scrivere, di tanto in tanto, e alcuni amici apprezzare certe parole o concetti, mi viene da chiedermi se queste mie divagazioni meritano di essere trascritte, o se invece, nascendo da una naturale ingenuità, tutto ciò è un modo per tenerle qui come le mie camicie nell'armadio. Non ho mai capito perchè.

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mercoledì, marzo 28, 2007

Oggi ho guardato più attentamente il mio tavolo da lavoro (che poi da lavoro non è) e ho scoperto tante cose sparse che costituiscono un disordine senza uniformità. Come dire, senza l'accordo di quelle cose disordinate che di solito mi rendono sopportabile il disordine. Le sinfonie di ciaikowsky (credo sei cd) sparse di quà e di là, il catalogo napapijri nell'agenda, un libro di paul Auster e uno di Dal masetto ad intersecarsi malamente; un vecchio giornale, una cartolina (ma c'è ancora chi le manda?), un opuscolo su Lacan e la prima parte di un  corso d'inglese tutti a formare un poligono (molto) irregolare. Il marsupio è aperto per caso dal quale sporge l'ipod pronto ad agire e la liste degli ultimi film visti chissà perchè come statistica e ricordo (accanto a "Black book" di Verhoeven ho scritto piaciuto, "300" ridondante, "Cambio indirizzo" delizioso, "Babel" è la morte mia, "Borat " cazzata e "L'ultimo re di scozia" in crescendo. Guardo il mac circondato da tutto ciò e mi dico dunque, così son fatto.

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domenica, marzo 25, 2007

assenza - infanzia - dominare - reazioni emotive- rapporto erotico-  tre deliri di gelosia- momento narcisistico- partner di notti insonni- se tu sapessi quello che so io- sempre le parole, sicuro.

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venerdì, marzo 23, 2007

Un uomo che riesce a isolare tre momenti di un'evidenza. Due dei quali: tempo per comprendere, e momento di concludere.

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mercoledì, marzo 21, 2007

Un uomo che fa da spia alla sua stessa vita.

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domenica, marzo 11, 2007

Un uomo, al culmine della sua disperazione, ammazza il proprio figlio tossicodipendente, e viene rinchiuso in una cella a due con un giovane tossicodipendente.

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venerdì, marzo 09, 2007

Sono diventato ormai un uomo-mac, o mac-uomo, che dir si voglia. Da settembre la mia vita è cambiata, nella misura in cui una macchina possa cambiare una vita.

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lunedì, settembre 04, 2006

Campo da golf, io che provo a tirare col ferro 8, 7, 6, ma niente da fare, sono proprio un principiante. Non riesco ad alzare una pallina che sia una. Il mio amico Fabio invece, dopo un inizio disastroso, incomincia a colpire molto bene anche se la traiettoria finale è sempre la stessa, una specie di arco. Di fianco a noi arriva un tizio con un parrucchino (si vede lontano un miglio), posiziona il suo secchiello di palline ed incomincia a colpire. Non male, forse traiettorie non tanto alte, ma i fondamentali ci sono. Un tizio alla nostra destra improvvisamente cambia postazione, secondo me perchè infastidito dalle troppe chiacchiere di Fabio che continua a dire guarda che colpisco quel traliccio, guarda la mando a 150 m, devi metterti così e lascia andare le braccia e devi essere come un pendolo. Arriva pure una ragazza, bionda occhiali da sole, forse con suo padre, tira fuori il drive dalla sacca e colpisce.

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